Linfe di grafia

A volte, dopo aver scritto molto, dopo aver gratificato l’urgenza del pensiero e il suo ostinato bisogno di visione, sento venire meno le parole. Per giorni mi esprimo a fatica, tra la gente. Semplici termini sono spesso claudicanti, farraginosi, così come intuisco essere inferiore il desiderio di sostenere confronti altrui.
L’assemblea interna delle mie lettere adagiate asseconda quel bisogno di sostare, come fosse un campo a riposo dopo una giusta mietitura. Così taccio, per un po’, riconoscendo al mio silenzio una forte volontà riposta prima di un tempo adatto, dedicato a nuova semina, altre inconsapevoli culture. Mi apparto senza inutili calcoli di tempo dentro uno spazio amico – la mia casa – in cui possa ritrovare il respiro calmo delle mie emozioni, senza strappi né doveri aggiunti.
Nonostante il tacere valutato si consegni facilmente a ragioni inverse; opportunità per le inquietudini, libere di sottrarsi scaltramente agli accerti, mi sottraggo con garbo a frequentazioni non necessarie, così come ai luoghi affollati, alle compagnie chiassose, ad alcuni versanti della vita più esposti, attendendo paziente la magia di un’ultima fioritura, un’altra intensa stagione posarsi sulle labbra.
Così il terreno fertile dei miei pensieri dormienti – ancora una volta – germoglia quieto in concetti che sorprendono, colorati di autentiche parole da onorare. Gli accordi di vaste terre incontrate dagli occhi lentamente si rinfrancano, come bisogno di sentirsi radice in cammino del proprio sogno, lambito dall’affrettarsi scomposto di venti dispettosi, mutanti in stagioni. E’ densa linfa di grafia, a ripercorrere gli istanti venuti da lontano, poi, finiti altrove, oltre i rimpianti e le assenze. Tutti gli antichi legami rimasti sotto la pelle, anche quelli sospesi a un giudizio mai più affermato. Ogni patrimonio riconosciuto di unica, straordinaria storia. L’ordine di crescita ci avvia le volontà di ricercarne i tratteggi, percorrendo diverse direzioni, molti empirici tentativi. Un tempo esteso riaffiorato, sorprendente, che desidera ancora essere raccontato pur se dissimile nel ritmo del suo battito primario.
Oltre che a viverlo pienamente, quel tempo, mi è spettata l’aggiunta di raffigurarne il dolore in ogni sua forma, al meglio del mio “autoctono” sentire.
Mi commuove pensare che altri uomini in cammino, di cui non mi sarà concesso neppure di conoscerne il nome – unti di medesima spettanza – possano incontrare smarrimenti simili legati ai flussi dell’anima, al sinuoso innalzarsi di maree in attesa, prima del loro libero infrangersi. Umanità prestata alla testimonianza della parola scritta, fonti in cui dissetare il dovere di comprendere, tramandare, aggiungendo spessore di una somma che aiuti a gratificare l’opportunità di essere migliori.
Tutto può divenire incantevole fragore, sotto le dita capaci di uno scrittore illuminato. Preziose alchimie come ricerca, emozioni, sferzanti urgenze, contro il rumore molesto di troppe parole spicce. Intorno a noi, però, il brusio fastidioso di quei concetti abusati è confine da dover arginare, difendere, affermando nei giorni il coraggio di sapersi esporre senza maschere imposture.
E in quello sterile controcanto affollato di personaggi mortificanti, come alla natura del loro essere scaltri, da quegli uomini farsi fango in nome di un profitto qualsiasi, io sconfesso ogni vicinanza. Traditori, consapevoli di aver macchiato quel candido lenzuolo di lino grezzo assegnatogli, steso al vento della vita, seppellendo le parole dentro qualche arrendevole giustificazione del momento, rinnegando le passioni, i canti del cuore, il rispetto dei sentimenti da spargere dentro altri occhi in attesa.

Nutro, per tutto ciò che ha significato di “parole”, un profondo rispetto e accertata misura di grandezza per il loro uso meditato, per le infinite possibilità di essere superiore strumento d’espressione. Elevate forme di luce buona da distendere, così come il loro potere di saper riavvolgere il peso delle angosce misurate, accomodate nell’anima. Un valore assoluto di simbiosi ai sentimenti umani, la pietra grezza da smussare a propria immagine riflessa, dentro il flusso inarrestabile di giorni in fila da celebrare.
Alleanze! Come nell’onesto bicchiere di vino riempito a modo, trovare unicamente libertà, la magia di un sapore da spartire, la dedizione, il talento di altre braccia capaci di trasformare il tempo maturo delle vigne, non certo un mero bisogno; che è subdola materia di costrizione, quella, un fottuto inganno!
Questa è il mio senso di appartenenza alla straordinaria forza della scrittura. Il poter appoggiare lo sguardo sui pensieri creando un giusto verso di grafia. Tutto ciò che sento di dover rappresentare per la mia natura di esternare, condividere. Un sorriso accecante nel buio, per chi non possiede materia per distinguere altra voce pulsargli nelle vene. Un cromosoma aggiunto che non si può misurare, una traccia indelebile come luce di faro nella notte senza stelle, orfana di ganci certi, di un prossimo approdo.
L’unico ostacolo alle mie volontà di scrittura – cui prestare ascolto – al forte sentimento percepito di poter essere strumento altrui è insito nell’intralcio di un possibile fallimento. Potrei, verosimilmente, non riuscire a compiere quell’incanto: il sogno primario di essere riconosciuto per il valore intrinseco delle mie parole.
Non cerca ribalte l’umile essere, né acclamazioni, né troni compiacenti da reggere. Il più grande desiderio di quello scrittore è il poter onorare un privilegio distintivo ricevuto, spalancando, per istanti stabiliti, l’intimo scrigno dei propri intenti. Incarnare la stessa devozione mistica di una preghiera senza dover riconoscere il timore di una sconfitta, nascosta sotto l’irrefutabile coltre in cui si riparano, stremate, le occasioni smarrite.
Per questo rimarrò presente a me stesso, comunque. L’unico, vero atto dovuto alle mie infinite ragioni scrittorie. Rivendicando un luogo preciso in cui far sedimentare gli intralci e le lievi follie rappresentate che, a tratti, daranno allegramente nuove tinte, altre manifestazioni di sé.
E come lo scorrere perpetuo dell’acqua leviga le pietre adagiate sul letto del fiume, così faro io di questa mia vita…
Attenderò che il sapiente trascorrere del tempo mi sia finalmente alleato, spianando, con la stessa limpida intenzione, le antiche asperità in attesa del mio indomabile cuore.

© Roberto Anzaldi

  2 comments for “Linfe di grafia

  1. Barbara.T.
    4 maggio 2015 at 21:14

    Scrivere è un modo di mostrarsi al mondo per quello che si è; è un modo per rendere partecipi gli altri delle proprie emozioni, del proprio sentire ed è bello sapere che qualcuno ci legge, è bello sapere che le nostre esperienze possono risultare in qualche modo utili a chi ci legge…sei un bravo scrittore meriti tutte le gratificazioni che ricevi…meriti di essere pubblicato!

  2. 5 maggio 2015 at 1:46

    Gentilissima Barbara,

    oltra alla gratificazione personale ricevuta dalle tue parole rivolte alla mia scrittura, qui desidero soltanto ringraziarti, onorandoti per la tua frequentazione al sito e per l’evidente passione dei tuoi commenti, messi come punto di riflessione a disposizione anche degli altri utenti.
    A presto…

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