Ridere di me

Rido per ogni morte stretta nel mio petto,
per i doveri dimenticati sotto una polvere
e di altre menzogne prestate alla bisogna.

Rido di tutto ciò che non potrò mai essere,
né sperare mi raggiunga per messa divina;
in quei tempi andati di sudore mai sconfitto.

Rido per il claudicare del mondo sofferente,
per l’ipocrisia padrona nelle mute coscienze,
per gli ammassi taciuti, quell’ombra nascosta.

Rido perché non mi riuscirà d’essere eterno,
ma in qualcuno forse abiterò tra i suoi ricordi,
ammassati nei giorni spesi d’ogni singola vita.

Riderò in quel mistero che già attende altrove,
sarò tra i volti sorridenti che più non nominavo,
ogni arcano vivrà di luce concessa agli sguardi.

Semmai sarà accordata all’anima un’altra forma,
imparerà a ridere tra i petali tinteggiati d’aprile,
o nei ronzii dei campi accarezzati dal mio vento.

© Roberto Anzaldi