Perché farsi del male

Sono solo nel buio di un porto,
con l’orecchio incredulo ai suoni,
al dolore delle tue fitte parole
che rendono sgraziata la voce,
contesa alla verità dei concetti.

C’è un filo che mi tira la mente,
risuona come campana stonata
il frastuono di tue piccole bugie,
che lasciano un senso di nausea,
crepa dritta nel muro di certezze.

Ho ascoltato vomitando parole dure,
per colmare quel vuoto che non eri tu,
ingoiando rabbia che brucia le viscere,
nella notte d’occhi che strabuzzano,
in silenzi ciechi dell’animo ferito.

Cosa siamo senza essere noi, ora!
Carne che stride a ogni suo passo,
greve mantello che tutto ricopre,
nave umiliata che aspetta il suo abisso,
o soltanto cuori cocciuti, in cerca d’amore.

© Roberto Anzaldi

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